Perché dico grazie al M5S

Vado a letto dopo i risultati dei ballottaggi. E penso che si debba dire, per la prima volta, a mio avviso, grazie al M5S per due cose:
1. Per aver fatto eleggere due donne sindaco a Roma e a Torino. È da tempo che lo penso che nei periodi di crisi le donne sono quelle che meglio sanno prendere le decisioni e capire le priorità. Cose non da poco.
2. Per aver reagito a queste vittorie non con toni arroganti. Ho ancora nelle orecchie il post referendum sulle trivelle e le dichiarazioni di offesa e dileggio di Renzi. Queste ragazze invece hanno mostrato nelle loro prime dichiarazioni maturità, attenzione e rispetto.

Una lezione per tutti. Governare è difficile ma farlo con umiltà ti dà una marcia in più e rende la strada meno pericolosa.

Per ora, grazie.

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Come parlano i renziani? Un esempio!

Il futuro è nostro. Pensiamo con il cuore amiamo con l’anima. Per noi la politica è il futuro del cambiamento che muta il presente e lo trasforma in futuro prossimo. Noi siamo trasparenti ma talmente trasparenti che se ci guardi in controluce vedi quello che c’è dietro.

Vogliamo un ambiente vivibile, un territorio vivo, cieli, mari azzurri. Solo i gufi vedono i cieli grigi quando piove. I gufi hanno paura della trasparenza, da loro non traspare verità.

Trasparenza, correttezza, compattezza e tutto ciò che termina in “za” fa parte del nostro DNA e in tratti del RNA. 

Noi i vecchi rottami della politica li rottamiamo perché siamo giovani. Giovani con 3G, a volte dove prende il 4G e stiamo cercando il punto G. Anzi ve lo promettiamo più punti, più G e cucuruccù Paloma.

E adesso aperitivo, apericolazione, apericena e light branch per tutti…  Ah con le olive ascolane in abbondanza!

La politica è un’altra cosa

A me piace la “politica”. È una passione che mi appartiene fin da ragazzetto. Ma sopratutto prediligo quella che ti fa intraprendere battaglie difficili. Ma in questi periodi buttarsi in un’avventura per delle idee è da folli. Lo ammetto.

Dopo settimane dure in cui ho ricevuto più telefonate e messaggi che un centralino della Telecom per aver intrapreso una di queste “avventure” mi sono reso conto che la politica è fatta di esseri vili, codardi e miseri. Uomini o meglio “quaquaraquà” che pur di impedire un percorso politico embrionale fondato non sul livore ma sulla spinta di tante persone insoddisfatte dello status quo, hanno fatto di tutto.La delusione più grande è nei confronti di chi ho sempre ritenuto un padre politico, una persona da ammirare per la sua visione ampia ma che non si è arreso davanti a questa mia decisione ed è andato oltre facendo sgretolare la mia stima, ammirazione e rispetto nei sui confronti.

I padri ti indirizzano, si incazzano quando sbagli e cercano il confronto anche aspro ma quando oltrepassano la linea del buonsenso vuol dire che di te non gli interessava niente ma eri solo strumento nelle sue mani e ti utilizzava quando ne aveva bisogno. A 34 anni trovo ciò squallido. 

Quando sento puzzo di ingiustizia mi butto e reagisco spinto da quell’idea un po’ folle “di cambiare il mondo“. Ma questa spinta negli anni si sta affievolendo davanti ad “una politica brutta”, fatta da piccoli gnomi, fatta di detto e non detto, del “chi te lo fa fare”. Questo modo di fare politica c’è e vive in mezzo a noi. 

E quindi mi chiedo: ma questa è politica? 

No la politica è un’altra cosa e questo è solo il primo tempo. Adesso mi rilasserò e penserò solo e soltanto a me stesso e al lavoro ma poi da settembre tornerò a scalpitare perché i pugili veri non scendono mai dal ring.

Amicizia e politica. Due poli opposti.

Qualche tempo fa ho scritto un post sul valore dell’amicizia partendo da queste parole di Papa Francesco: “Prima di considerare amico qualcuno, lascia che il tempo lo metta alla prova, per vedere come reagisce davanti a te… L’amicizia è accompagnare la vita dell’altro da un presupposto tacito. In genere, le vere amicizie non devono essere esplicitate, succedono, e poi è come se si coltivassero…”.

Riparto da qui. In questi giorni, un po’ per vicende personali e un po’ seguendo il dibattito quotidiano, mi sono chiesto se amicizia e politica possano coesistere. Meglio: con una persona si può condividere “da amico” un percorso politico, la passione politica oppure il lato oscuro del fare politica, l’ambizione e l’arrivismo, prendono prima o poi il sopravvento?

A 33, quasi 34 anni, sono arrivato alla conclusione che politica ed amicizia, intesa come valore assoluto, sono incompatibili. Tra persone che fanno politica ci può essere rispetto, condivisione di alcuni valori, ci può essere una visione del modo comune ma non amicizia.

Ciò perché l’amicizia è “un contratto” sui generis in cui le parti si affidano l’uno altro ciecamente, il cui l’oggetto è ignoto, non c’è scopo o fine. Un “atto di fede”, un sentimento. La politica è concretezza, interessi e fini. Non per questo da leggersi con accezione negativa ma sicuramente incompatibile con la spontaneità dell’essere amici.

L’amicizia è un salto nel vuoto, per la politica serve sempre un comodo materasso.

SE… quando la sconfitta politica è sempre colpa degli “altri”.

SE…

Se uccidi politicante il tuo padre fondatore e fai spalluccia;

Se liquidi il tuo presidente del Consiglio in carica con uno #StaiSereno;

Se i tuoi iscritti calano vertiginosamente e dici “penso ad un partito più leggero”;

Se dirigenti storici vengono considerati vecchie cariatidi e sistematicamente derisi;

Se chi abbandona il partito viene offeso e gli si indica la direzione della porta senza chiedersi “perché?”;

Se nel tuo partito entra gente che fino al giorno priva stava decisamente dalla parte opposta;

Se in Emilia Romagna vota il 38% ma dici l’ “importante è vincere, basta con la sinistra disfattista”;

Se i tuoi militanti e sostenitori assomigliano sempre più ai fan di star del calcio;

Se ritieni i sindacati inutili orpelli del 900’;

Se ritieni i sindacalisti dei conservatori che salvaguardano privilegi;

Se qualifichi i tuoi oppositori interni come “gufi”;

Se dopo aver promesso un semestre europeo con i fuochi d’artificio ti presenti con il cerino;

Se la tua riforma del lavoro toglie diritti e non crea sviluppo;

Se per lo sviluppo servono investimenti pubblici e invece propini slogan;

Se affronti la riforma della scuola con lo stesso piglio di caserma;

Se scrivi una legge elettorale che insieme alla riforma costituzionale è un vero mostro giuridico-istituzionale;

Se non stai al fianco e sostieni con forza la “Commissione Antimafia”;

Se sostieni gente come De Luca che su Saviano dice: “Saviano? Si inventa la camorra per non rimanere disoccupato”.

Non sto parlando di una persona in particolare e se lo pensi ti dico: “sbagli”. Parlo di una mentalità che sta pervadendo il più grande partito di centro-sinistra e che lentamente gli sta cambiato pelle. Gli uomini si sostituiscono ma le “mentalità” si consolidano, si sedimentano e producono i risultati che escono dalle urne: il silenzio della ragione e il “gorgoglio” delle pance.