5 motivi per andare ad un concerto di Cristina D’Avena

Dopo l’ultimo concerto a Vinci mi sono chiesto perché andare aquelli di Cristina D’Avena mi rende felice. Ed ecco la mia lista dei “5 motivi per andare ad un concerto di Cristina D’Aveva”:

1. Volente o nolente conosci tutti le canzoni – il repertorio di Cristina è di oltre 800 pezzi e come parte la prima nota tutti, ma dico tutti, cominciano a cantare. 

2. È intergenerazionale – lo zoccolo duro di questi concerti è la generazione degli anni 80 ma contornata da un nutrito gruppo di bambini, mamme, papà e nonni. Insomma ad un concerto di Cristina D’Avena potresti scrivere la riforma del lavoro e delle pensioni mettendo d’accordo tutti.

3. Puoi cantare a squarciagola “Pollon” e non essere preso per pazzo – sì è così. Uomini, donne e bambini cantano tutte le canzoni in modo liberatorio, senza inibizione e non solo: saltano, ballano e mettono in scena coreografie degne di una seduta di zumba. 

4. Cristina D’Avena – lei è il motivo principale per andare ai suoi concerti. Gentile, sempre sorridente, scherza su sè stessa, su i suoi vestiti improbabili, sulle sue tetta (il #puffale ormai è un mantra) e poi come Memole è spensierata e fuori dal tempo. E, credetemi, un pizzico maliziosa.

5. Sono concerti terapeutici – altro che psicologo, altro che terme o sedute di yoga. I concerti di Cristina D’Avena sono sedute di spensieratezza, buonumore e allegria. Dove il divertimento è di casa e con pochi semplici ingredienti la nostra “fatina” propone ricette gustose e per tutti i palati. 

Ecco a voi gli elementi essenziali per seguire la sua pagina FB e scoprire il prossimo concerto!

Annunci

Elezioni Comune di Carmignano: io voto…

Calabria, 7 Giugno 1953. Ci sono le elezioni. Mia nonna è incinta di mio padre e comincia ad avere i dolori del parto. La mamma di mio nonno la prende e le dice: “Prima andiamo a votare i compagni e poi partorisci“. E così fu.
Mia nonna questa storia me la raccontava ad ogni tornata elettorale. Ci teneva a ricordarlo sottointendendo 2 aspetti importanti, uno civico e uno ideologico: si vota sempre e il voto al PCI
Il voto al PCI per chi ha avuto la fortuna e l’onore di farlo era un atto di fede e d’amore nei confronti non di uomini ma di un’ideale. Un’ideologia che portava con sé principi di uguaglianza, solidarietà, giustizia sociale e identificava il partito come una comunità. Questo non esiste più: “i vecchi” post Berlinguer hanno utilizzato il partito per la gestione del potere fine a sé stesso e “i giovani” oggi lo stanno stuprando nel nome dell’individualismo, del servilismo ai “disvalori” del capo di turno e alla gestione da clan al potere. Il partito oggi l’hanno ucciso padri e figli.
Il diritto di voto invece è sacro ed intoccabile. E per questo deve essere rinnovato ogni volta che siamo chiamati ad esprimerci. Molti compagni ed amici in questo periodo mi hanno detto “Io quello non lo voto e non andrò a votare”. La scarsa qualità dell’offerta politica non deve mai rappresentare un limite all’esercizio di voto. Perché il voto ti dà diritto di dire che gli eletti sono dei cialtroni, che magari non stanno facendo il loro dovere e sbagliano nell’azione politica. Il voto sancisce il sacrosanto diritto di critica nei confronti dell’eletto e lo mette nelle condizioni di dover rispondere del proprio operato. E infine il voto è scelta, è il più forte messaggio che si può inviare ad una classe dirigente inadeguata. E date retta tanti segnali incidono e qui si realizza il vero cambiamento. Quello che evocava Borsellino. E credetemi in questa tornata il richiamo al magistrato antimafia non è eccessivo.

Per questo il 5 giugno #IoVoto

Ps. Se qualcuno si aspettava di leggere qui un’indicazione di voto mi spiace averlo deluso ma come recita la Costruzione all’art.48: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto”. 😉

5 cose da non fare in treno

Essere pendolare ti mette difronte a molte situazioni, a volte paradossali, ma che sui treni accadono realmente.

Quindi ecco a voi le “5 cose da non fare in treno” ma che puntualmente accadono 😁

1. Urlare al telefono. Sono pendolare da più di 10 anni e telefonate assurde ne ho ascoltate molte: dalla signora che si lamenta con la figlia perché la nipotina non mangia gli spiaci al vecchio bavoso che dice alla consorte di togliersi le “mutandine” che sta arrivando. Ma io non volevo ascoltare caro amico o amica ma se il tuo tono di voce è sulla modalità “megafono” è inevitabile essere coinvolto. E rabbrividire!

2. Togliersi le scarpe e mettere i piedi sul seggiolino. Capisco che dopo una giornata di lavoro i piedi possano gonfiare ma di condividere con l’intero scompartimento quel profumo di “sacrificio” io ne farei volentieri a meno. A volte la sofferenza, e il puzzo, è bene tenerla dentro le scarpe. I vagoni non sono il vostro salotto di casa!

3. Mangiare di tutto. Apparecchiare vagoni e seggiolini come se si fosse nella cucina di casa propria oltre a togliere spazi genera l’effetto “McDonald’s”. Ovvero una mega friggitoria. Pietà chiedo pietà.

4. Ascoltare musica senza cuffie. Ebbene sì in treno accade anche questo. Tu che hai gusti musicali discutibili perché vuoi condividere note musicali fastidiose e orrende con l’intero scompartimento? È una forma di disagio? Chiedo un team di psicologi che studino tale fenomeno. Aiutiamoli.

5. Far finta di non capire per non pagare il biglietto. Tale punto non riguarda solo gli stranieri ma anche vecchi volponi italiani che difronte al controllore diventano sordi, scemi o fingono crisi epilettiche. Chi ha veramente dignità non fa tutte queste sceneggiate ma chiede scusa e dice che non poter permettersi di pagare il biglietto. Basta messinscena e crisi di panico, suvvia!

Elezioni comunali: 5 affermazioni a cui non credere

Amministrare un Comune è bello ma anche difficile. Il Sindaco è chiamato giorno dopo giorno a risolvere problemi concreti. A giugno, se Renzi si deciderà, si andrà a votare in molti Comuni e saremo tempestati di “promesse elettorali” ma il problema per il cittadino sarà quello di valutare quali di queste sono “mera propaganda” e quali sono azioni realizzabili.

Per questo ho elaborato un elenco delle  5 affermazioni elettorali a cui non credere.

1 – “Quando sarò Sindaco le decisioni saranno frutto di partecipazione di tutti i cittadini” – La partecipazione in tempo elettorale è venduta a chili. Quindi ti prego caro candidato non mi dire che “decideremo insieme”: dimmi cosa farai, dimmi qual è la tua posizione su un’opera pubblica o sulle priorità urbanistiche del territorio, dimmi come intendi valorizzare la cultura, il turismo, lo sport e non usare la partecipazione come la foglia di fico per coprire le tue vergogne.

2 – “La questione è complessa ma ci impegneremo per una soluzione condivisa” – Se sottopongo un problema ad un candidato vorrei la sua idea, una possibile soluzione oppure mettermi di fronte al fatto che quel caso, quella situazione non ha soluzioni immediate e realizzabili. Quindi ti prego caro candidato per dirla con il Vangelo di Matteo (Mt 5,17-37): Sia invece il vostro parlare: sì, sì, no, no. Il di più viene dal Maligno”. E qui il “maligno” si chiama opportunismo.

3 – “La gente me lo chiede” – Ecco su questa frase io di solito mi incazzo come una iena.  Tale affermazione non vuol dire niente e poi dietro quel generico “la gente” si nasconde sempre un interesse particolare e non collettivo. Quindi ti prego caro candidato dimmi che tu farai “così o cosà” perché tu pensi che sia giusto. E non ti nascondere dietro la gggente.

4 – “Io sono uno come voi” – Qui siamo tra le frasi cult Intanto almeno che tu non abbia tre mani, quattro gambe e due teste, caro candidato, “sei uno come noi”. Tolto ciò rimane la forza evocativa di una frase insignificante cioè proprio senza senso. Quindi ti prego caro candidato lo sappiamo che non hai i superpoteri ma non nascondere la tua incapacità predicando un’ipocrita parità.

5 – “Sono dalla parte dei cittadini” – Questa affermazione è pari solo al “vorrei la pace nel mondo” di Miss Italia. Frase vuota. Quindi ti prego caro candidato evita queste frasi a cui non crediamo più, tu sei responsabile delle scelte che prendi e noi ti valuteremo su queste. Non ti vogliamo da nessuna parte. Oddio a volte su Marte per non sentire certe cazzate!

Arzu Bostac da L'Espresso inchiesta

Arzu Bostac violentata e mutilata dal marito. Adesso vuole riabbracciare i suoi figli.

Ridotta a volto e busto dall’ossessione di un uomo. Ha 28 anni e 6 figli. Si chiama Arzu Bostac e racconta all’Espresso che, dopo essere stata mutilata degli arti dal marito, vuole solo una cosa: i suoi figli. Lancia un appello ai medici internazionali perché l’aiutino a recuperare almeno l’uso delle braccia che le consentirebbe di riaverli e poterli riabbracciare.

Il volto di Arzu Bostac racconta la sofferenza di una donna che non si arrende ad vita “bastarda” e crudele, ad uomo, anzi una schifosa bestia, che l’ha ridotta in queste condizioni. Raccontare la sua storia è la cattiveria peggiore che si può fare nei confronti di questi “ominicchi” creature senza anima né cuore.