5 motivi per andare ad un concerto di Cristina D’Avena

Dopo l’ultimo concerto a Vinci mi sono chiesto perché andare aquelli di Cristina D’Avena mi rende felice. Ed ecco la mia lista dei “5 motivi per andare ad un concerto di Cristina D’Aveva”:

1. Volente o nolente conosci tutti le canzoni – il repertorio di Cristina è di oltre 800 pezzi e come parte la prima nota tutti, ma dico tutti, cominciano a cantare. 

2. È intergenerazionale – lo zoccolo duro di questi concerti è la generazione degli anni 80 ma contornata da un nutrito gruppo di bambini, mamme, papà e nonni. Insomma ad un concerto di Cristina D’Avena potresti scrivere la riforma del lavoro e delle pensioni mettendo d’accordo tutti.

3. Puoi cantare a squarciagola “Pollon” e non essere preso per pazzo – sì è così. Uomini, donne e bambini cantano tutte le canzoni in modo liberatorio, senza inibizione e non solo: saltano, ballano e mettono in scena coreografie degne di una seduta di zumba. 

4. Cristina D’Avena – lei è il motivo principale per andare ai suoi concerti. Gentile, sempre sorridente, scherza su sè stessa, su i suoi vestiti improbabili, sulle sue tetta (il #puffale ormai è un mantra) e poi come Memole è spensierata e fuori dal tempo. E, credetemi, un pizzico maliziosa.

5. Sono concerti terapeutici – altro che psicologo, altro che terme o sedute di yoga. I concerti di Cristina D’Avena sono sedute di spensieratezza, buonumore e allegria. Dove il divertimento è di casa e con pochi semplici ingredienti la nostra “fatina” propone ricette gustose e per tutti i palati. 

Ecco a voi gli elementi essenziali per seguire la sua pagina FB e scoprire il prossimo concerto!

Annunci

Perché dico grazie al M5S

Vado a letto dopo i risultati dei ballottaggi. E penso che si debba dire, per la prima volta, a mio avviso, grazie al M5S per due cose:
1. Per aver fatto eleggere due donne sindaco a Roma e a Torino. È da tempo che lo penso che nei periodi di crisi le donne sono quelle che meglio sanno prendere le decisioni e capire le priorità. Cose non da poco.
2. Per aver reagito a queste vittorie non con toni arroganti. Ho ancora nelle orecchie il post referendum sulle trivelle e le dichiarazioni di offesa e dileggio di Renzi. Queste ragazze invece hanno mostrato nelle loro prime dichiarazioni maturità, attenzione e rispetto.

Una lezione per tutti. Governare è difficile ma farlo con umiltà ti dà una marcia in più e rende la strada meno pericolosa.

Per ora, grazie.

5 cose da non fare in treno

Essere pendolare ti mette difronte a molte situazioni, a volte paradossali, ma che sui treni accadono realmente.

Quindi ecco a voi le “5 cose da non fare in treno” ma che puntualmente accadono 😁

1. Urlare al telefono. Sono pendolare da più di 10 anni e telefonate assurde ne ho ascoltate molte: dalla signora che si lamenta con la figlia perché la nipotina non mangia gli spiaci al vecchio bavoso che dice alla consorte di togliersi le “mutandine” che sta arrivando. Ma io non volevo ascoltare caro amico o amica ma se il tuo tono di voce è sulla modalità “megafono” è inevitabile essere coinvolto. E rabbrividire!

2. Togliersi le scarpe e mettere i piedi sul seggiolino. Capisco che dopo una giornata di lavoro i piedi possano gonfiare ma di condividere con l’intero scompartimento quel profumo di “sacrificio” io ne farei volentieri a meno. A volte la sofferenza, e il puzzo, è bene tenerla dentro le scarpe. I vagoni non sono il vostro salotto di casa!

3. Mangiare di tutto. Apparecchiare vagoni e seggiolini come se si fosse nella cucina di casa propria oltre a togliere spazi genera l’effetto “McDonald’s”. Ovvero una mega friggitoria. Pietà chiedo pietà.

4. Ascoltare musica senza cuffie. Ebbene sì in treno accade anche questo. Tu che hai gusti musicali discutibili perché vuoi condividere note musicali fastidiose e orrende con l’intero scompartimento? È una forma di disagio? Chiedo un team di psicologi che studino tale fenomeno. Aiutiamoli.

5. Far finta di non capire per non pagare il biglietto. Tale punto non riguarda solo gli stranieri ma anche vecchi volponi italiani che difronte al controllore diventano sordi, scemi o fingono crisi epilettiche. Chi ha veramente dignità non fa tutte queste sceneggiate ma chiede scusa e dice che non poter permettersi di pagare il biglietto. Basta messinscena e crisi di panico, suvvia!

Berlinguer: la questione morale non è “roba da vecchi”

31 anni fa moriva Berlinguer. Lo voglio ricordare con alcune sue parole di ieri che suonano come attuali oggi: “La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico”. La “questione morale” non è moralismo né tanto meno giustizialismo, è un monito che tutti coloro che fanno politica devono tenere sempre presente, è quello specchio che ogni politico e amministratore si porta con sé, è un’idea del mondo.

Arzu Bostac da L'Espresso inchiesta

Arzu Bostac violentata e mutilata dal marito. Adesso vuole riabbracciare i suoi figli.

Ridotta a volto e busto dall’ossessione di un uomo. Ha 28 anni e 6 figli. Si chiama Arzu Bostac e racconta all’Espresso che, dopo essere stata mutilata degli arti dal marito, vuole solo una cosa: i suoi figli. Lancia un appello ai medici internazionali perché l’aiutino a recuperare almeno l’uso delle braccia che le consentirebbe di riaverli e poterli riabbracciare.

Il volto di Arzu Bostac racconta la sofferenza di una donna che non si arrende ad vita “bastarda” e crudele, ad uomo, anzi una schifosa bestia, che l’ha ridotta in queste condizioni. Raccontare la sua storia è la cattiveria peggiore che si può fare nei confronti di questi “ominicchi” creature senza anima né cuore.

Umiliato dai compagni in gita. Puniti i colpevoli e i loro genitori gridano allo scandalo: “Era solo uno scherzo”

Cuneo – Gita scolastica a Roma. I ragazzi si ritrovano tutti in una camera. Un ragazzo viene preso di mira: denudato, deriso, gli rasano i peli, gli spuntano le caramelle e i marshmallow sono utilizzati come “addobbo” sul ragazzo che è sdraiato sul letto. Lui è stanco vuole essere lasciato solo, in pace.

Questi atti e gesti vanno chiamati con il loro nome: torture. E non esagero. Il bullismo è una forma di tortura e umiliazione che in molti casi ha portato al suicidio.

Uno dei compagni filma il tutto. Al ritorno a Cuneo il video inizia a girare. Finisce nelle mani di un professore che ne parla con la Preside. La quale ascolta tutti i ragazzi coinvolti e decide: 14 sospesi.

La reazione dei genitori dei ragazzi sospesi lascia senza parole: «Macché bullismo. Macché violenze. È stato uno scherzo. Forse pesante, ma uno scherzo. Lo sbaglio è una punizione tanto severa».

Altro che cattivi maestri qui ci sono pessimi genitori. Come si dice, il pesce puzza sempre dalla testa. E qui il tanfo è davvero parecchio.

Multe del “Comune di PLATO”. Una ventata di buon umore per una città troppo arrabbiata.

Pesce d’aprile in salsa pratese. Stamattina molti cittadini di Prato si sono svegliati con una multa sul parabrezza. Panico e perché? Dei buontemponi, che “santificando” la festa del Primo d’Aprile, hanno stampato migliaia di finte multe con intestazione Comune di PLATO.

Multa Comune di Plato

Gli autori sono Luca Fragorzi e Riccardo Corsi gestori del ristorante Sempre più grulli a Campi Bisenzio. La cosa che mi piace è la motivazione data dagli autori di questo scherzo geniale: “Volevamo far ridere una città che ultimamente è troppo arrabbiata e che ha perso quella toscanità che ci contraddistingue”. Bravi una ventata di buon umore che serviva!

Foto a sinistra da Notizie di Prato