Pieve vive, una buona notizia!

Domenica scorsa, 18 settembre,  sono stato in un angolo di Toscana davvero particolare: Pieve Santo Stefano.
Pieve Santo Stefano
Un piccolo Comune in provincia d’Arezzo che detiene un patrimonio di memoria davvero unico. Questo Comune ormai da più di 30anni accoglie il #PremioPieve un riconoscimento dato a “un pezzo di vita racchiusa in un diario“.
Premio Pieve 2016
Per me era lavoro. Dovevo essere distaccato, raccontare ciò che mi accadeva intorno, documentare premi e riconoscimenti speciali ma quel che accade a Pieve non si può narrare, va vissuto.
Pubblico Premio Pieve
Pieve vive negl’occhi innamorati e appassionati di decine volontari che non si lasciano sconfortare dalla pioggia ed allestiscono un palco in poche ore.
Pieve vive negli sguardi dei suoi cittadini. Sorridenti, accoglienti e pronti a prenderti per mano e portarti nel loro mondo.
Pieve vive nelle note musicali della Pieve Jazz Band che ti accolgono di prima mattina e ti fanno capire quale sarà il ritmo della giornata.
Pieve vive nelle storie che ti riempiono il cuore e ti fanno conoscere un Paese, l’Italia, che non va sulle prime pagine ma che lo rende il posto migliore del mondo.
Pieve vive nell’imprenditore che sull’orlo della crisi mette in atto 9 rapine per racimolare i soldi da dare ai suoi operai e non licenziarli.
Pieve vive nel ragazzo che non potendo permettersi una bicicletta perché la sua famiglia é troppo povera decide di andare a lavorare dal fornaio per portare il pane appunto con la bicicletta. E poi arrivare 4* al giro d’Italia.
Pieve vive nella “voce rotta” dalla commozione del figlio che consegna il diario del padre che contiene il percorso politico e non solo di un giovane d’altri tempi.
Pieve vive nelle corsie d’ospedale dove la piccola Vera ha combattuto contro una terribile malattia e ha abbandonato la vita troppo presto. E allora la madre, come solo le donne sanno fare, con la forza delle parole le restituisce la vita, non vive di ricordi ma ne esalta l’esistenza. Un piccolo miracolo.
Pieve vive nelle emozioni che queste storie suscitano. Ridi, rifletti e piangi. Sembra di vivere per un giorno su un ottovolante di emozioni. Le montagne russe della vita a Pieve Santo Stefano hanno residenza obbligata.
Pieve vive nel Piccolo Museo del Diario. 4 stanze dense di vita, 4 stanze che ti avvolgono in un abbraccio e ti trasportano nelle vite degli altri. Un sottoinsieme di colori, gioie, dolori, tristezza e sorrisi.
Pieve vive nell’incredibile storia di Clelia, nel suo lenzuolo, nel filo con cui ha ricamato ogni sillaba, ogni parola, ogni riga.
Pieve vive nel blues che ha dato un altro colore alla vita di un giovane balilla.
Pieve vive in Saverio Tutino, il padre di tutto questo. Lui non c’è più ma la forza delle sue idee, della sua passione e del suo carisma camminano tra le strade e negli animi della cittadina aretina. E ciò si percepisce.
Pieve vive. E questo in un Paese, la nostra Italia, troppo spesso affranta, incazzata e incapace a reagire è davvero una buona notizia.
Annunci

Le 5 cose che ti fanno dire: “Ah ma c’è Pitti a Firenze”

Questa è la settimana di Pitti-Uomo a Firenze. Andando in giro per la città ti accorgi subito che sta succedendo qualcosa. Da qui le 5 cose che ti fanno dire: “Ah ma c’è Pitti a Firenze”.
1. L’altezza media aumenta oltre misura. Modelli da altezza vertiginosa e ti chiedi “Bimbo ma che t’hanno dato da mangiare?” e soprattutto “perché quello che tu hai in altezza a me l’hanno messo nella panza?”. Ma cari “è la moda”.
2. Vedi uomini vestiti con giacche rosse, camice a scacchi verdi, pantaloni ad altezza caviglia psichedelici e scarpe nere lucide. Tu pensi “ma da dove sono scappati?” e loro ti dicono “è la moda”.
3. I capelli e il profumo. Belli, fluenti, cotonati, gelatinati, incremati, leccati, ordinati… Profumi forti, delicati, mughetto, lavanda, sandalo, rosa canina, fiori d’arancio… E ma quanto cazzo c’hai messo a prepararti, ma “è la moda” bellezza!
4. I calzini. La varietà nel periodo di Pitti è roba da serie TV. A righe piccole o grandi, sottili o spesse, a quadri, a scacchi, tinta unita con ricami o ricami con tinta unita… E il bello è che a volte uno è di un colore e l’altro di un altro! Ma “è la moda”.
5. E poi ascolti discussioni surreali su bottoni, pieghe, spille, borse o cinture come se da tutto ciò dipendessero le sorti del mondo con mugolii simili a unghie sugli specchi. Ma anche questo “è la moda”.
“È la moda” un mondo con regole assurde, dove la creatività è spesso apparenza. E allora che per una settimana sia la festa dell’apparenza.

La Pazza Gioia: un inno alla follia!


La Pazza Gioia di Paolo Virzì non è solo un film. È un manifesto alla follia, all’amicizia e contro ogni pregiudizio. Un atto d’amore per le diversità.

Due donne con una vita di merda che si ritrovano nella reciproca follia ma che alla fine pongono a noi una domanda: “Chi sono i veri pazzi?“.

Un film che è poesia, dalle immagini ai dialoghi forti e a tratti paradossali. Rimanere indifferente davanti a questo capolavoro è davvero difficile. 

Menzione speciale per le due protagoniste: Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti. Interpreti subliminali, surreali, un mix di emozioni con mani e gambe. 

Bravo Paolo Virzì anche stavolta ha partorito un bel film. Per me un capolavoro. Semplicemente un capolavoro.

San Michele Carmignano, non è solo una festa

A Carmignano abbiamo tre opere d’arte: la Visitazione del Pontormo, i fichi secchi e appunto la Festa di San Michele. Ognuno nel suo genere rappresenta una manifestazione artistica. Lo so forse per qualcuno sto esagerando ma vi assicuro questi tre “elementi” sono l’affresco prefetto per descrivere il paese di Carmignano.

In questi giorni Carmignano è l’epicentro della frenesia allo stato puro. Centinaia di uomini e di donne ruotano intorno a cantieri e sartorie per realizzare la sfilata, anzi la rappresentazione teatrale (perché il San Michele è teatro in strada), più bella, coinvolgente ed appassionante. Ma questa frenesia è accompagnata anche dal mistero. I rioni, veri protagonisti della festa, nascondono, con tutti i mezzi, colpi di scena, i temi, i costumi e tutto ciò per non dare agli “avversari” nessun vantaggio.

L’opera d’arte è così: un mix tra passione, mistero ed incanto, non vi resta che non prendere impegni per il prossimo fine settimana e fare un “salto nel tempo e nei tempi” a Carmignano.


La Festa si svolge a Carmignano

Sabato 26 settembre

Ore 21.30 – INIZIO DELLE QUATTRO SFILATE FOLCLORISTICHE

A conclusione delle quattro sfilate, prima corsa valida per il Palio dei Ciuchi 2015

Domenica 27 settembre 

Ore 16:00 – INIZIO DELLE QUATTRO SFILATE FOLCLORISTICHE

A conclusione delle quattro sfilate, seconda corsa valida per il Palio dei Ciuchi 2015

Martedì 29 settembre

Ore 21.30 – INIZIO DELLE QUATTRO SFILATE FOLCLORISTICHE

A conclusione delle quattro sfilate, terza corsa valida per il Palio dei Ciuchi 2015. A conclusione del Palio premiazione del vincitore del Palio dei Ciuchi 2015 e assegnazione del Trofeo San Michele al Rione vincitore della sfilata folcloristica.

Come arrivare a Carmignano 

Nei giorni 26 – 27 e 29 Settembre, funzionerà il servizio AUTOBUS NAVETTA gratuito (doppio bus per tratta) dalle località La Serra e da Seano per Carmignano, prima e dopo le manifestazioni.

Per ulteriori info seguite la pagina facebook Festa San Michele Carmignano

Restituite i burattini dei “Pupi di Stac”: non si ruba il sorriso.

Rubati i burattini della storica compagnia teatrale Pupi di Stac, attiva a Firenze dal 1946. Pezzi unici che non possono essere rivenduti e che hanno fatto divertire generazioni di bambini ed adulti. Mi unisco all’appello lanciato da molti: restituiteli, rubare il sorriso è il reato più grave che si possa compiere.

Il ritorno della “cantantessa”. Un concerto femminista e femminile.

Biglietto concerto di Carmen Consoli a Firenze

Sabato 18 aprile sono stato al Mandela Forum di Firenze al concerto di Carmen Consoli. Un concerto bello e coinvolgente, femminile e femminista allo stesso tempo. Musica suonata pregevolmente e parole interpretate da una vera “cantantessa”. Tanta femminilità, sensualità, denuncia della condizione della donna senza retorica e con una carica di energia come poche altre volte mi è capitato di vivere ad un concerto. E sul palco la giusta “cattiveria” di chi è consapevole dei propri mezzi. Che dire, proprio una bella abitudine di tornare.

“Si chiamava Gesù” di Fabrizio De André

Venuto da molto lontano
a convertire bestie e gente
non si può dire non sia servito a niente
perché prese la terra per mano
vestito di sabbia e di bianco
alcuni lo dissero santo
per altri ebbe meno virtù
si faceva chiamare Gesù.

Non intendo cantare la gloria
né invocare la grazia o il perdono
di chi penso non fu altri che un uomo
come Dio passato alla storia
ma inumano è pur sempre l’amore
di chi rantola senza rancore
perdonando con l’ultima voce
chi lo uccide fra le braccia di una croce.

E per quelli che l’ebbero odiato
nel getzemani pianse l’addio
come per chi l’adorò come Dio
che gli disse sia sempre lodato,
per chi gli portò in dono alla fine
una lacrima o una treccia di spine,
accettando ad estremo saluto
la preghiera l’insulto e lo sputo.

E morì come tutti si muore
come tutti cambiando colore
non si può dire che sia servito a molto
perché il male dalla terra non fu tolto

Ebbe forse un pò troppe virtù,
ebbe un volto e un nome: Gesù.
Di Maria dicono fosse il figlio
sulla croce sbiancò come un giglio.