Amicizia e politica. Due poli opposti.

Qualche tempo fa ho scritto un post sul valore dell’amicizia partendo da queste parole di Papa Francesco: “Prima di considerare amico qualcuno, lascia che il tempo lo metta alla prova, per vedere come reagisce davanti a te… L’amicizia è accompagnare la vita dell’altro da un presupposto tacito. In genere, le vere amicizie non devono essere esplicitate, succedono, e poi è come se si coltivassero…”.

Riparto da qui. In questi giorni, un po’ per vicende personali e un po’ seguendo il dibattito quotidiano, mi sono chiesto se amicizia e politica possano coesistere. Meglio: con una persona si può condividere “da amico” un percorso politico, la passione politica oppure il lato oscuro del fare politica, l’ambizione e l’arrivismo, prendono prima o poi il sopravvento?

A 33, quasi 34 anni, sono arrivato alla conclusione che politica ed amicizia, intesa come valore assoluto, sono incompatibili. Tra persone che fanno politica ci può essere rispetto, condivisione di alcuni valori, ci può essere una visione del modo comune ma non amicizia.

Ciò perché l’amicizia è “un contratto” sui generis in cui le parti si affidano l’uno altro ciecamente, il cui l’oggetto è ignoto, non c’è scopo o fine. Un “atto di fede”, un sentimento. La politica è concretezza, interessi e fini. Non per questo da leggersi con accezione negativa ma sicuramente incompatibile con la spontaneità dell’essere amici.

L’amicizia è un salto nel vuoto, per la politica serve sempre un comodo materasso.

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