Berlinguer: la questione morale non è “roba da vecchi”

31 anni fa moriva Berlinguer. Lo voglio ricordare con alcune sue parole di ieri che suonano come attuali oggi: “La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico”. La “questione morale” non è moralismo né tanto meno giustizialismo, è un monito che tutti coloro che fanno politica devono tenere sempre presente, è quello specchio che ogni politico e amministratore si porta con sé, è un’idea del mondo.

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3 risposte a "Berlinguer: la questione morale non è “roba da vecchi”"

  1. Mi fa piacere che tu parli di questione morale. Ti vorrei ricordare la nostra discussione fuori dalla stazione sul fatto che fosse “morale” che il padre e il fratello di un assessore ai lavori pubblici lavorassero in un cantiere comunale. Mi ricordo che la tua risposta fu che se non c’è illecito, va bene. Da quello che scrivi in questo post, sembra che tu abbia cambiato idea. Se ti facessi la domanda adesso, alla luce di questo tuo post, che cosa mi risponderete?

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    1. Vedo adesso il tuo messaggio… Ribadisco quello che ti dissi. Gli illeciti se ci sono si denunciano e se uno ne è a conoscenza si deve fare. La questione morale di Berlinguer ho sempre pensato e penso tutt’ora che deve essere il modo “effettivo” di selezione della classe dirigente. Tu confondi morale con moralismo tipico delle fedi e dei credi religiosi.

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      1. Io non ho mai parlato di illegalità, nè ho mai avuto sospetti in merito.
        Trovo semplicemente “immorale” e non eticamente corretto che questo sia avvenuto.
        Paolo Borsellino (non credo tacciabile di moralismo o di clericalismo) diceva:”Un buon politico non deve solo essere onesto, ma deve anche apparirlo”. La trasparenza nella gestione dei lavori pubblici della giunta che anche tu hai sostenuto non è stata certo il fiore all’occhiello, dando adito a diverse supposizioni (ad esempio una consulenza assegnata ad un dipartimento che annovera fra i collaboratori il marito di un assessore). Sostenere che ciò non è quantomeno eticamente corretto è moralismo di tipo religioso? Capisco che tutti “tengono famiglia” e che per ottenere incarichi e nomine bisogna turarsi il naso, ma almeno evitate le lagne su Berlinguer e la “superiorità morale della sinistra”

        Sulla moralità come criterio di selezione della classe dirigente ne riparliamo quando avrò visto la nuova giunta e i nuovi assessori, mi giungono voci di alcune designazioni “in pectore” che sono fatte per via dinastica (un po’ come succede in Corea del Nord). I dirigenti delle ASL o delle municipalizzate sono scelti in base a un criterio “morale” o per la giusta tessera in tasca?

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